Una tragedia che scuote una comunità e fa domandare “perché?”
La mattina del 12 gennaio 2026 due persone sono state trovate prive di vita all’interno della loro abitazione a Guarene, in provincia di Cuneo. Secondo le prime ricostruzioni dei soccorritori e dei carabinieri, padre e figlio sarebbero morti a causa di un’intossicazione da monossido di carbonio, un gas inodore e invisibile, ma estremamente pericoloso. Le vittime sono Paolo Foglino, 57 anni, stimato titolare di un noto ristorante ad Alba, e il figlio minorenne Francesco.
Una tragedia familiare che lascia increduli e una domanda che rimbalza nelle comunità quando accadono eventi del genere: perché continuano a succedere cose del genere nelle nostre case, nonostante conosciamo i rischi?
Monossido di carbonio: il nemico invisibile
Per rispondere a quella domanda dobbiamo comprendere che il monossido di carbonio (CO) è un gas incolore, inodore e insapore, prodotto dalla combustione incompleta di carburanti come gas, legna, pellet e GPL. In ambienti chiusi o poco ventilati, questo gas può accumularsi rapidamente e raggiungere concentrazioni letali senza dare alcun segnale evidente. È proprio questa natura “invisibile” a rendere il monossido particolarmente subdolo: non si percepisce, non si sente e può colpire persone che si trovano nel pieno delle loro attività quotidiane.
Per decenni le cronache italiane hanno raccontato casi simili: famiglie intossicate dalla caldaia di casa, persone colte di sorpresa da fughe di gas da stufe o caminetti, senza che nessuno si accorgesse del pericolo fino a quando non è troppo tardi.
1. Emergenza continua: perché gli incidenti non accennano a calare
La prima risposta alla nostra domanda riguarda la persistenza di fattori di rischio diffusi in molti ambienti domestici. Anche se le normative su impianti e apparecchi di combustione sono sempre più rigorose, le abitudini quotidiane e la manutenzione insufficiente mantengono vivo il rischio.
Molte persone utilizzano caldaie, stufe a gas, caminetti e generatori di calore senza effettuare controlli periodici o senza installare dispositivi di rilevazione del monossido. In altre parole, si vive con la convinzione che “non succederà a me”, fino a quando non succede.
2. La scarsa manutenzione degli impianti
Una delle cause più frequenti di accumulo di monossido è la mancata manutenzione di caldaie e generatori di calore. Quando un impianto non viene controllato regolarmente, piccoli difetti nella combustione possono generare CO che, nel tempo, si accumula. Questo è un problema che si verifica in molte case italiane soprattutto nella stagione fredda, quando gli impianti lavorano più intensamente.
3. Ventilazione inadeguata
Molti ambienti domestici non sono progettati per garantire un ricambio d’aria costante. Quando finestre e aperture vengono tenute chiuse per lunghi periodi — soprattutto nei mesi freddi — l’aria interna ristagna e il monossido di carbonio può aumentare fino a livelli pericolosi senza che nessuno se ne accorga.
4. Dispositivi di rilevazione non installati
Un altro motivo per cui questi incidenti continuano a verificarsi è la mancata installazione di rilevatori di monossido di carbonio. Questi dispositivi sono accessibili, relativamente economici e possono avvisare quando la concentrazione di gas supera i livelli di sicurezza. Tuttavia, non sono ancora diffusi in molte abitazioni italiane.
5. Prodotti di combustione impropri
L’uso di bracieri, generatori di calore portatili o barbecue all’interno di spazi chiusi è una causa ricorrente di intossicazione. Anche se alcune persone lo fanno per necessità o per abitudine, l’uso inappropriato di questi strumenti senza aerazione adeguata rappresenta un rischio concreto.
6. Scarsa consapevolezza e sottovalutazione del rischio
Nonostante le informazioni disponibili, molte persone continuano a sottovalutare il rischio associato al monossido di carbonio perché non si vede, non si sente e non provoca immediatamente sintomi evidenti nelle fasi iniziali. Spesso ci si accorge troppo tardi di un problema in atto, quando i livelli di gas sono già pericolosi.
7. Sintomi iniziali confusi con altre condizioni
I primi segnali di intossicazione — mal di testa, nausea, vertigini o stanchezza — sono facilmente confondibili con altri disturbi comuni, come influenza o stanchezza. Questo ritardo nel riconoscimento dei sintomi può impedire interventi tempestivi.
8. Inadeguata informazione e prevenzione domestica
Infine, uno degli aspetti più critici è la mancanza di una cultura diffusa di prevenzione domestica. Paradossalmente, proprio perché si tende a identificare l’incidente domestico con eventi “banali”, come scivolate o tagli lievi, si finisce per ignorare rischi molto gravi come l’avvelenamento da monossido.
Perché continuano a succedere tragedie così?
Se ci fermiamo a riflettere, la risposta non è semplice né unica. Incidenti come quello di Guarene sono la somma di una serie di fattori: impianti non controllati, casi di cronaca quotidiani che non trovano lo spazio necessario per educare, abitudini consolidate, e una naturale fiducia nel “contesto domestico” che dovrebbe essere sicuro. Quando sempre più persone affidano il loro benessere a tecnologie di combustione senza comprenderne appieno rischi e limiti, la probabilità che incidenti gravi si ripetano resta alta.
Prevenire è possibile
La buona notizia è che molti di questi fattori di rischio si possono ridurre o eliminare con comportamenti corretti:
- installare rilevatori di monossido di carbonio in tutte le stanze dove ci sono apparecchi a combustione;
- effettuare manutenzione periodica degli impianti;
- garantire ricambio d’aria regolare negli ambienti chiusi;
- informarsi sui sintomi iniziali dell’intossicazione e avere un piano di risposta pronto.
Accadimenti tragici come quello del padre e del figlio trovati senza vita a causa di monossido di carbonio ci costringono a chiederci seriamente: perché continuano a succedere? La risposta va oltre l’incidente specifico e tocca aspetti culturali, tecnici e comportamentali. La prevenzione domestica non è un lusso né una formalità burocratica, ma una pratica quotidiana che può salvare vite. Quanto avvenuto nel cuneese deve spingerci non solo a comprendere i rischi, ma ad agire, informarsi e diffondere conoscenza perché tragedie simili siano sempre meno frequenti.
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