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Prevenire il soffocamento da cibo: il tragico caso di Treviso come monito

Il caso della bambina di Treviso morta per soffocamento da una ciliegia riporta l’attenzione sulla prevenzione degli incidenti alimentari nei bambini: cosa fare per evitare tragedie simili?

16 Giugno 2025

Il 14 giugno scorso un soffocamento in provincia di Treviso, dove si è consumata una tragedia che ha sconvolto l’intera comunità. Una bambina di appena due anni e quattro mesi, Viviana Maria Barel, è morta soffocata dopo aver ingerito una ciliegia durante una serata in famiglia. Nonostante i tentativi disperati dei genitori, dell’infermiera vicina di casa e dell’intervento tempestivo dei sanitari del 118, per la piccola non c’è stato nulla da fare. Il frutto, a causa della sua forma tondeggiante e della consistenza, le ha ostruito le vie aeree in modo fatale.

È davvero possibile prevenire il soffocamento?

Questo drammatico episodio riporta con forza al centro dell’attenzione pubblica il tema della sicurezza alimentare nei bambini piccoli, in particolare il rischio di soffocamento legato a determinati alimenti. Si tratta di un pericolo spesso sottovalutato, ma che rappresenta una delle principali cause di morte accidentale tra i bambini sotto i tre anni. In Italia, come nel resto d’Europa, ogni anno centinaia di famiglie si trovano ad affrontare episodi simili, a volte con esiti tragici, altre con conseguenze fortunatamente reversibili grazie a interventi tempestivi.

Per comprendere appieno la portata del problema, è importante soffermarsi sulle caratteristiche fisiologiche dei bambini in questa fascia d’età. I piccoli di due o tre anni hanno vie aeree molto più strette rispetto agli adulti e, spesso, non dispongono ancora di tutti i denti molari necessari per una corretta masticazione. Inoltre, la loro coordinazione tra masticazione e deglutizione è ancora in fase di sviluppo, il che li rende estremamente vulnerabili in caso di ingestione di alimenti dalla forma o consistenza inadeguata.

Molti genitori, pur animati dalle migliori intenzioni, non sono consapevoli dei rischi legati a certi alimenti che vengono comunemente somministrati durante i pasti. Frutti come ciliegie, uva, olive, pomodorini e mozzarelle hanno una forma tondeggiante che li rende pericolosi se ingeriti interi. Allo stesso modo, cibi dalla consistenza dura o fibrosa, come carote crude, frutta secca, semi, o alimenti particolarmente appiccicosi, come caramelle gommose e marshmallow, possono rappresentare un grave pericolo per un bambino in fase di svezzamento o nei primi anni di vita.

Nel caso specifico delle ciliegie, l’aspetto esteriore innocuo può trarre in inganno. Sono dolci, facilmente reperibili e spesso offerte come spuntino sano nei mesi estivi. Tuttavia, se non vengono private del nocciolo e tagliate in piccoli pezzi, possono trasformarsi in una trappola per le vie respiratorie di un bambino. Anche la frutta apparentemente innocua può essere insidiosa, se non viene preparata in modo corretto e adattata all’età del bambino.

Prevenire significa innanzitutto sapere. È fondamentale che i genitori imparino a riconoscere quali sono gli alimenti a rischio e come prepararli in modo sicuro. Invece di offrire frutti interi o tagliati a metà, è consigliabile dividerli in quarti o in pezzi ancora più piccoli, soprattutto se hanno una forma sferica. È importante rimuovere noccioli e semi, e cuocere o grattugiare gli alimenti duri, così da renderli più facili da masticare. La frutta secca, per esempio, dovrebbe essere evitata fino almeno ai quattro anni d’età, poiché anche piccolissimi frammenti possono provocare ostruzione.

Oltre alla scelta e preparazione degli alimenti, anche il contesto in cui il bambino consuma i pasti gioca un ruolo fondamentale nella prevenzione del soffocamento. I bambini dovrebbero sempre mangiare seduti, in posizione eretta, e sotto la supervisione di un adulto. Mangiare mentre si gioca, corre o si guarda la televisione può compromettere la corretta deglutizione, aumentando il rischio di ingestione sbagliata.

Durante i pasti, l’ambiente dovrebbe essere tranquillo e privo di distrazioni, per permettere al bambino di concentrarsi sull’atto di mangiare, imparando a masticare bene e a non inghiottire pezzi troppo grandi. Anche la velocità con cui si mangia può influire: prendersi il tempo necessario per masticare e deglutire correttamente è una buona abitudine da coltivare sin dai primi anni.

Tuttavia, anche con tutte le precauzioni possibili, può capitare che si verifichi un’ostruzione accidentale. In quei casi, la prontezza dell’adulto e la conoscenza delle corrette manovre di disostruzione possono fare la differenza tra la vita e la morte. Sapere cosa fare in caso di soffocamento è un dovere per chiunque si prenda cura di un bambino: genitori, nonni, educatori, babysitter e operatori di mensa scolastica dovrebbero essere formati per affrontare situazioni di emergenza.

Le manovre di disostruzione, come la Manovra di Heimlich per i bambini sopra l’anno di età o i colpi interscapolari seguiti da compressioni toraciche nei lattanti, devono essere eseguite con competenza e rapidità. Per questo è fondamentale partecipare a corsi pratici, offerti da associazioni, pediatri, Croce Rossa e centri di formazione certificati. Imparare queste tecniche non è difficile, ma richiede dedizione e aggiornamento. È anche importante sapere come comportarsi in caso di tosse efficace (quando il bambino riesce ancora a respirare e tossire) o inefficace (quando diventa cianotico, non emette suoni e perde conoscenza), per evitare interventi inappropriati o dannosi.

Un altro aspetto su cui riflettere è il ruolo delle istituzioni e della società nella diffusione della cultura della prevenzione. Le famiglie non possono essere lasciate sole. È necessario promuovere campagne di sensibilizzazione, diffondere materiali informativi, inserire indicazioni di sicurezza sulle confezioni di alimenti destinati ai più piccoli. Le mense scolastiche e gli asili nido dovrebbero adottare linee guida precise nella preparazione e somministrazione dei pasti, e il personale scolastico dovrebbe essere formato con regolarità sulle procedure di primo soccorso pediatrico.

Infine, occorre superare il senso di vergogna o di colpa che spesso accompagna questi incidenti. Nessun genitore può prevedere tutto, ma ogni genitore può essere messo nella condizione di affrontare un’emergenza nel modo più sicuro possibile. La storia della piccola Viviana è un dolore immenso, ma può diventare un insegnamento se riuscirà a spingere famiglie, scuole e istituzioni a lavorare insieme per rendere ogni tavola un luogo sicuro, anche per i più piccoli.